High Voltage Ac/dc Tribute Band: è show bomba al Dubliners di Villafranca

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Nonostante le condizioni meteo avverse e il rinvio annunciato della Notte Bianca, la band non rinuncia al consueto spettacolo

Piove. Anzi, diluvia. Salta la notte dalle mille aspettative. Una bomba d’acqua si abbatte su Verona e provincia. È l’inferno. “What the bloody hell happened here?” – gesù cristo, ma cosa diavolo succede qui? – Nuvoloni neri e minacciosi continuano imperterriti il loro spettrale cammino in un cielo dal sottofondo buio e plumbeo. Poi, un suono deciso, definito, pulito, squarcia il tempio del Dubliners di Villafranca. Loro ci sono, non mancano all’appuntamento, l’unico rimasto in piedi. Per il resto è tutto rinviato al 15 settembre. Stiamo parlando degli High Voltage, una delle band più rinomate in Italia (e non solo) per quanto riguarda il nobile tributo agli storici ed indimenticabili Ac/dc.

Il locale vive, fin dai primi momenti della serata, l’atmosfera di un consueto sabato sera. Al solito Sky e al nuovo Dazn fanno seguito i campi della Serie A. Sullo sfondo il palco. Quello che avrebbe dovuto essere all’aperto. Non ha importanza. Col passare del tempo il movimento aumenta, noncurante della pioggia incessante.

Andrea (Brian Johnsson), prima di attaccare con la sua voce, sussurra ad un gruppo di amici: “Se poi canto male…”.  Ma l’attacco non è certo da poco. Chi per caso fosse passato al di fuori del Dubliners avrebbe potuto chiedersi cosa diavolo ci facessero gli Ac/dc a Villafranca. Sì, perché loro saranno anche abituati, saranno pure rodati, ma sono e restano il clone più diffuso dei cinque australiani. Non è certo un caso che siano in auge da ormai dieci anni sui palcoscenici locali, nazionali ed internazionali. Alla terza è già Black in Black, e ti rendi conto che Nicola (Angus Young) è un super padrone della scena a cui Marco (Malcom Young), Enrico (Cliff Williams) e Yari (Phil Rudd) fanno capolino una spiccata individualità che si fonde in collettività musicali sensazionali, incontenibili e di prim’ordine.

E il pubblico presente non può che rispondere con gesti e atteggiamenti da vero concerto Rock: movimenti, simboli e ritmi adeguati che scivolano via fra fiumi di birra, sorrisi, abbracci e spirito di solidarietà. E tutto in perfetto ordine.

E allora via con Let there be rock, Ride on, Who made who, Hells bells e tantissime altre per una panoramica che, questa volta, nonostante le difficoltà logistiche imposte, sfiora le due ore e mezza di spettacolo puro.

E, ciliegina sulla torta, non poteva mancare l’indimenticabile finale con Highway to hell dove Nicola (Angus Young) e Andrea (Brian Johnsson) dominano la scena l’uno a cavalcioni dell’altro in uno scenario di spostamenti da brivido data la calca eccessiva.

Ma se gli Ac/dc restano una delle pietre miliari dell’hard rock, gli High Voltage, con la loro costanza e determinazione, mettono sempre in gioco se stessi. Dunque, non solo cloni impareggiabili, ma persone che, attraverso la musica, hanno la capacità essenziale di farti vivere il Rock come tale. Con tutte le sue sfaccettature, non solo attraverso i suoi ritmi, ma anche nei concetti di solidarietà e popolarità che sono e restano alla base di esso, e con la vera consapevolezza di servire i fans e soprattutto di attingere da essi. Imitare è sempre più complesso che produrre.

E se sull’autostrada della felicità degli Ac/dc il diavolo può fare, oltre che alle pentole, anche i coperchi, prendiamolo come un bel gioco o come metafora. Il Rock resta sempre a fin di bene. La dimostrazione è quella di ieri sera. Non solo over quaranta e cinquanta. Ma anche molti giovani. Come diceva Nel Young in My My, Hey Hey: Rock and Roll can never die. – Il Rock non morirà mai.

 

 

 

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