Tra Dio e l’umanità: il libro di don Martino Signoretto

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CatturaIntercessione e Missione sono i cardini essenziali a cui aggrapparsi, per cui vivere e sperare ed accrescere la nostra Fede. È un disegno di chi ci ha creato e al quale non possiamo sottrarci. Un progetto che culmina nella storia attraverso il Dono del Cristo Risorto

Don Martino Signoretto, originario della parrocchia di Cerea in Verona, nato nel 1970, è stato ordinato sacerdote nel 1995. Laureato in Teologia Biblica, è docente a Verona di Sacra Scrittura presso lo Studio Teologico San Zeno, l’istituto Scienze Religiose San Pietro Martire e l’istituto Giberti per la formazione dei giovani presbiteri. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni letterarie e documenti video sull’ interpretazione della Bibbia.

Una storia che si consuma già fra le mura amiche di un fraticidio all’origine dei tempi e che ci consegna la prima vera e propria forma di ingiustizia. Ma poi è un tragitto, un percorso, un viaggio a braccetto fra Dio e gli uomini. Fra il celeste e l’effimero. È così che l’autore vuole farci capire, attraverso un dettagliato percorso (Caino e Abele, Abramo, Mosè, Salomone, l’orante del Salmo 122, Amos, Geremia, Giobbe e Gesù), i concetti di Intercessione e Missione in un contesto edulcorato dal rispetto che l’uomo versa nei confronti del divino e delle speranze che in esso nutre. E Dio accoglie in modo del tutto personale le Preghiere di Intercessione. Le cambia, le rivede, e prende le proprie decisioni. Non usa lo stesso metro con tutti. Ci chiede una verifica, ci sprona ad intraprendere un percorso diverso, una Missione, offrendoci l’indelebile Intercessione del Figlio.

don Martino, da dov’è nata l’idea di questo libro?

«Posso dire che sia stata una sorta di visione notturna. Qualche anno fa mi trovavo in Terra Santa e una notte sentii qualcuno pregare alla porta accanto. Scoprii solo in un secondo momento che la persona in questione era il Cardinal Carlo Maria Martini. Ebbi modo di conoscerlo, di approfondire e di leggere una delle prolusioni da lui tenute presso la ‘Hebrew University’ di Gerusalemme al riguardo della preghiera di intercessione. Al tempo ero abbastanza in crisi. Mi risultava difficile pregare per gli altri, anche se per un uomo di Dio sembra alquanto stonato. Intercedere significa ‘mettersi in mezzo’, pregare per gli altri, andare ad occupare il posto fra l’ingiustizia che esiste e Dio stesso che deve implicarsi con noi. Mi si è scatenato così un viaggio interiore, mi si è aperta davanti un’autostrada che mi ha profondamente illuminato».

Intercessione e missione. Qual è la differenza?

«Potrebbero sembrare a prima vista due parole opposte. Se ne analizziamo il loro significato puramente semplicistico, anche se reale, potremmo convenire che l’intercessione è una preghiera verticale, cioè rivolta a Dio, mentre la missione è un’azione orizzontale, cioè il partire, l’andare, fare la carità. Tipico esempio: ‘Preghi per me Padre!’. E giù una sfilza di Ave Maria e Padre Nostro. Lodevole, per carità, ma non basta. Se noi però andiamo a sondare in profondità l’intercessione come il mettersi in gioco per gli altri, che magari ti hanno chiesto una preghiera perché hanno situazioni particolari, gravi, di ingiustizia e dalle quali non trovano la forza e la spinta per venirne fuori,vediamo che c’è anche Dio di mezzo. E questo diventa missione».

Allora non c’è alcun dubbio. Intercessione e missione si intersecano.

«Certo. Con il passare del tempo si scopre che ciò per cui si intercede diventa lo scopo della nostra vita e di conseguenza missione pura».2TkD5XEig6m5_s4[1]

Perché in alcuni casi Dio accetta la Preghiera di Intercessione ed in altri no?

«Quasi tutte le preghiere di intercessione non vengono esaudite da Dio. Il tipo di richiesta fatta non trova un immediato esaudimento così come tale richiesta è stata formulata. Abramo non viene per niente esaudito. Mosè a metà, Giobbe in parte e dopo molte sofferenze con ‘grida’ di disperazione e, tutto sommato, anche se alla fine riceve il doppio di prima, il ’maltolto’ non gli viene certo restituito. La cosa grande è che comunque vale sicuramente la pena di intercedere sempre perché, anche se la richiesta non trova compimento, si apre un percorso inedito che è quello della possibilità. La possibilità che le cose possano essere cambiate. Un esempio fortissimo è quello di Mosè che, dopo l’episodio del vitello d’oro, vuole sparire e morire assieme al proprio popolo di peccatori. Ma Dio lo ferma, lo inchioda di fronte alla sua missione. Ci sarà un castigo ma non immediato, per cui esiste il tempo non solo per rimediare ma addirittura per stravolgere in positivo le situazioni. Questo spiega quanto Dio sia solo ed esclusivamente dalla parte dell’uomo».

Lei non parla di Noè che comunque ha compiuto una missione importante voluta da Dio. Perché?

«Se dovessimo coinvolgere tutte le figure bibliche dal punto di vista di intercessione e missione ci vorrebbe sicuramente un’enciclopedia. Noè compie comunque una missione importante. È il giusto rimasto sulla terra che Dio sceglie per ricominciare daccapo. Paragonato alla storia di Sodoma e Gomorra potremmo dire che Noè è il ‘diluvio’, mentre Lot, nipote di Abramo, è ‘fuoco e zolfo’. Prima ci fu la distruzione di un intero mondo. Poi quella di Sodoma e Gomorra. Il paragone fra Noè ed Abramo, visto in questo senso, viene riportato da numerosi autori. La differenza di rilievo è che con Noè sono tutti uomini. Da lì riparte l’umanità intera. Non esiste ancora una vera e propria ‘Alleanza’ che Dio deciderà, in un secondo tempo, di stabilire con Abramo».

I proventi del suo libro saranno devoluti interamente per il progetto “Tutti a scuola: scuole materne per i bambini beduini”. Di cosa si tratta esattamente?

«È un progetto che parte dall’associazione Vento di Terra rivolto alle comunità Jahlin in Palestina nell’area compresa fra Gerusalemme e Gerico. La necessità scaturisce dalle richieste degli stessi beduini di conferire ai propri figli un minimo di istruzione. Ma la situazione è difficile sia per le condizioni politiche sia per quelle ambientali. I beduini hanno una vita nomade. Sono spesso costretti a circumnavigare strade ed autostrade per recarsi ai villaggi adiacenti per ricevere, dove ci sono, cure mediche. Non possono, secondo la legge israeliana, costruire queste scuole con mattoni, allora attraverso l’inventiva dell’associazione Vento di Terra sono stati utilizzati pneumatici usati. Il problema ricorrente è che spesso gli stessi israeliani falcidiano i beduini non solo dal punto di vista umano ma prettamente materiale. Con una scusa o l’altra distruggono le scuole e bisogna ricominciare. Con tende e pneumatici. Se questo non accadesse basterebbe veramente poco per proseguire indisturbati. Ci sono insegnanti preparati pronti a collaborare per quelli che sono gli obiettivi primari del progetto: migliorare l’educazione, il livello di scolarizzazione generale, e sviluppare soprattutto l’inserimento femminile nel mondo del lavoro dando la possibilità alle donne di lasciare i propri figli in mani sicure. Referente di questo progetto è Suor Alicia Vacas Moro Missionaria Comboniana residente a Gerusalemme».

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